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Buttatevi nei social media anche se non li capite!

// agosto 27th, 2009 // No Comments » // Accade nel Web, Lezioni di Internet, Web strategy

Salta sul carro dei social mediaSe siete lettori di blog che parlano di marketing e comunicazione d’impresa sarete certamente subissati di articoli riguardanti i motivi di avere un blog o un account di Twitter, o una fagina su Facebook e qualsiasi altra cosa che spesso non sapete nemmeno cosa significa. Anche mi madre che non ha un computer e non lo sa usare, ma legge assiduamente articoli di blog riportati su riviste e quotidiani, mi chiede cosa sia Facebook.

E malgrado questo bombardamento c’è ancora molta gente e molti imprenditori che pensano di non aver bisogo di un blog!

Nei prossimi cinque minuti vorrei cercare di convincervi dell’importanza di tuffarsi nel mondo dei blog, di Twitter, di Facebook ecc.

Dieci anni fa…

Torniamo indietro di 10 anni al 1998 (ai miei inizi guarda caso)…
era un periodo in cui chiunque e ogni azienda (forse è il caso di limitarsi al mondo occidentale anche se non mi piace questa espressione) era convinta di aver bisogno di un sito web. Sì, era paradossale (confrontata ad oggi) la domanda di siti web e la fiducia che il committente riponeva in questo investimento.

Il bello è che nessuno la minima idea di cosa potesse farsene di un sito web. Era una brochure? Una vetrina? Un manifesto? Qualcuno diceva: “È un nuovo modo di fare business.” La gente rimaneva senz’altro a bocca aperta… ma cosa diavolo significava?

Ormai la cosa aveva preso una strana piega per cui se non avevi un sito web eri invisibile. Sia chiaro, non semplicemente difficile da contattare, no, invisibile!

Ogni azienda si muoveva già per suo conto in pubblicità e public relations per raggiungere le persone con i propri slogan, ma poi cosa accadeva? Le persone venivano ad acquistare al negozio? Chiamavano il numero verde per maggiori informazioni? No, nel 1998 la gente voleva un indirizzo internet e se non avevi da darglielo avevano finito con te. L’era del HTTP:// era iniziata e chiunque doveva avere un sito (mi viene da ridere oggi).

Attenzione però, le aziende continuavano a non avere idea dell’utilità di un sito web, ma avevano almeno capito di non avere scelta: se non lo facevano, lo faceva il loro diretto concorrente, e anche se si trattava di fare qualcosa di cui non si capiva il senso e non si percepiva il valore lo si faceva ad ogni costo (purtroppo la bolla speculativa che ne è risultata ha fatto saltare il sistema pochi anni dopo).

Come puoi arricchirti col web? Nessuno può insegnarlo e anche quelli che cercavano di convincere il mondo a “vivere” nel web non avevano idea del vero potenziale di internet. Internet non è semplicemente “un altro media” ma è capace di creare quelle condizioni e opportunità per cui Amazon è diventato 34 volte più grande di Barnes & Noble, o dove NetFlix ha affondato Blockbuster, e ancora dove Skype vale 2.6 Miliardi di Dollari mentre le compagnie di telecomunicazioni sono in crisi.

Non si tratta solo di un nuovo media, è un mondo completamente differente dove i modelli di business sono diversi rispetto al mondo reale. Da un punto di vista economico è un mercato parallelo a quello reale in grado di offrire infinite opportunità grazie alla riduzione degli spazi e dei tempi e alla sua natura digitale. Credo fermamente che la data della “scoperta” del web dovrà essere ricordata come quella della scoperta dell’America.

Oggi

Torniamo ad oggi e possiamo notare che il disegno di dieci anni fa è cambiato notevolmente.

Oggi, anche se hai un sito web nuovo sei invisibile in Internet!

Prendiamo per esempio photoDiary, una applicazione realizzata qualche anno fa dal mio studio per creare in modo semplice e veloce un proprio blog fotografico. La mia azienda non ha interesse ad arricchirsi con questa applicazione che infatti ha rilasciato in open-source… ma supponiamo per un attimo di sì.

photoDiary è praticamente invisibile. Come potreste trovarlo? Cercando su Google “photo blog”? Eheh non scherziamo! Qualsiasi motore di ricerca al mondo non indicizzerebbe mai un nuovo sito web nei primi posti per queste parole chiave, troppo diffuse e abusate.
Quindi che possiamo fare per raggiungere il nostro target, i blogger? Mettere una pubblicità in una rivista per blogger? Oops, i blogger non leggono riviste cartacee. Ok allora faremo pubblicità su blog famosi e frequentati! Oops, i blogger leggono i blog con gli RSS readers che (normalmente) non mostrano pubblicità.
Prendiamone atto: photoDiary è invisible. Sì, ci sono un sacco di articoli apparsi su blog e portali che ne parlano ma non bastano a fargli spiccare il volo.

I giorni del “fai un sito e pubblicizzalo” sono finiti. È troppo costoso essere notati in una Internet che è piena.
La mappa dei social mediaI social media rimangono la sola via in cui photoDiary può prendere slancio: cerchiamo di capire il perché. Se Darren Rowse o Brian Clark ne parlano allora è visibile. Se raggiunge la prima pagina di Digg è molto visibile. Una volta che è visibile, una volta che avrà molti link in entrata e molto traffico allora avremo la possibilità di iniziare ad utilizzare tutte le più dispendiose tecniche di SEO per rimanere visibili il più a lungo possibile. Si parla di investimenti che hanno almeno quattro zeri. I social media sono gratuiti invece e rimangono l’unica strada per evitare rallentamenti e spese folli di denaro.

I social media stanno cambiando le regole del mercato, proprio allo stesso modo in cui il web lo fece dieci anni fa. È tutto in movimento e ancora si può solo ipotizzare dove si stia andando, ma è chiaro che i tempi stanno cambiando e chi non salta sul treno alla svelta rischia di fare la fine della stampa.

Esempi?

  • In un test portato a termine da BazaarVoice, Rubbermaid ha scoperto che pubblicare i pareri dei propri clienti incrementa le vendite e diminuisce i resi dei loro prodotti. Gli scettici sostenevano che i prodotti con giudizi negativi sarebbero rimasti invenduti. Invece è accaduto il contrario: i clienti che leggono i giudizi negativi non sempre sono d’accordo o non gli interessa quel particolare problema segnalato e se il prezzo è conveniente si rivela comunque un affare.
  • Fog Creek software ha guadagnato milioni di dollari da FogBugz, un sistema di tracking dei bug. Ci sono centinaia di bug-tracking systems in commercio: gratuiti, economici, costosi, open-source, ma nonostante questo Fog Creek ha una grande visibilità e successo senza fare pubblicità. Come? Perché il fondatore, Joel Spolsky, ha realizzato un seguitissimo blog sull’arte di scrivere software. Ha anticipato i tempi; prima dell’avvento degli RSS notificava i propri lettori via e-mail quando uno nuovo era stato pubblicato e disponibile. È riconosciuto da tutti che senza questo approccio Fog Creek sarebbe rimasta una sconosciuta software agency come tante altre.
  • Nike ha permesso alle persone di costruirsi e ordinare scarpe personalizzate sul suo sito web. Gli scettici dicono che personalizzazioni troppo spinte possono fare aumentare notevolmente i costi di produzione e quelli progettuali e che le persone hanno bisogno di provare le scarpe prima di acquistarle. Sbagliato! Quando il sito venne pubblicato Nike creò dei negozi reali in cui era possibile fare la medesima cosa. Da questi negozi deriva ad oggi più del 25% delle entrate della Nike.
  • Sempre in tema scarpe anche Zappos bende scarpe in Internet. Il CEO Tony Hsieh è convinto che la loro leggendaria presenza in Twitter si riflette sulle vendite. Lui stesso ha anche scritto una guida a Twitter per principianti. Lui sostiene ancora che Twitter e gli altri strumenti di comunicazione aperta sono necessari per una eccellente assistenza ai clienti; gli implegati sono istruiti su Twitter. Zappos ha fatturato 1 miliardo di dollari lo scorso anno nonostante la recessione; è inutile negarlo… hanno colto nel segno.
  • Il sito Marketing.fm che tratta di temi riguardanti marketing e tecnologia ha il doppio delle visite del concorrente marketing.com. Uno ha un blog con utilissimi contenuti e servizi e uno no: indovinati chi!
  • Zeus Jones descrive altri 16 esempi di successo.

Il ritorno dell'investimento dato dai social mediaNei prossimi dieci anni ci saranno tanti altri casi come questi.

Resteranno immutati gli attuali siti e social network? No.
Saremo in grado di capire nell’immediato come utilizzarli nel modo migliore? No.
Ci saranno nuovi strumenti tipo questi in futuro? Sicuro.

Ma oggi e nel futuro prossimo questa è la realtà dei fatti: dovete buttarvi dentro ai social media anche se non li capite!

Se volete una spinta io sono qui ;-)

10 aziende che fanno corporate blogging

// maggio 25th, 2009 // No Comments » // Lezioni di Internet, Per chi il Web lo fa, Per un web migliore

We love blogNon sono molte le aziende italiane che ad oggi utilizzano il blog come strumento di comunicazione aziendale. Tra quelli esistenti molti sono grigi, scialbi e non stimolano la discussione. I due terzi degli articoli faticano a ricevere commenti, il 70% è di tipo promozionale/commerciale e un buon 60% delle aziende pubblicano notizie di rassegna stampa o raccolte in rete. Questo ci fa dedurre che il corporate blogging italiano non sta bene, o meglio, ha ancora molta strada da percorrere prima di comprendere i modi e i tempi per far diventare questa attività importante e strategica.

La situazione internazionale è qualche passo avanti, in particolare se volgiamo lo sguardo verso USA e UK.
In altri paesi (ma ci sta arrivando anche l’Italia) le aziende hanno uno o più blog tramite i quali creano un canale un po’ più informale e diretto di comunicazione con i loro clienti, fan, collaboratori e partner. Questo dialogo bilaterale crea una relazione importante tra azienda e pubblico che è alla base del grande successo dei social network più diffusi: la comunicazione e la possibilità da parte dell’utente di entrare in questo dialogo senza rimanere passivo, ma generare contenuto, arricchisce l’azienda di informazioni importanti e soddisfa le attese del pubblico che si sente finalmente preso in considerazione.

Di seguito abbiamo elencato 10 aziende che lavorano in mercati differenti che fanno realmente “corporate blogging” e producono contenuti ricchi, utili, informativi, affascinanti e piacevoli da leggere anche se non si è loro clienti.

  • Dell
    Il blog di Dell è incentrato sul mondo dei prodotti e dei servizi dell’azienda, diviso in blog tematici, ma sempre instaurando un dialogo stimolante con i lettori che invoglia le persone a tornare e a lasciare commenti. I commenti dei lettori non sono ignorati ma “ascoltati” e per ognuno viene fornita una risposta competente. Dell pubblica regolarmente almeno un paio di articoli al giorno, e in questo modo incoraggia nuove visite e mantiene i fresco il blog. Da non perdere il blog Ideas In Action dove si discutono prodotti di prossima generazione e le idee degli utenti.
  • Lenovo
    Anche in questo caso, come Dell, si parla di blog al plurale. La collezione di blog curati dall’azienda costruttrice di computer Lenovo dimostra che la compagnia ha capito la forza di questo strumento. Lenovo scrive articoli riguardanti le loro linee di prodotti con riflessioni interessanti riguardo all’aspetto strategico, economico, tecnologico e del design. Dal mio punto di vista molto interessante e da non perdere il blog Design Matters dedicato ad ogni designer che si rispetti.
  • 37signals
    Il loro blog dal titolo “Signal vs. Noise” ha almeno 100,000 abbonati RSS… e ci sono buoni motivi: 37signals raramente scrive articoli riguardanti i loro prodotti, in tal caso crea per ogni prodotto un blog tematico. Sul blog si raccolgono considerazioni e pensieri riguardo il lavoro, gli affari, il web, usabilità, design cultura e altro ancora.
  • Adobe
    Adobe offre una vastissima collezione di blog di sviluppatori e personaggi di spicco dell’azienda. Alcuni di questi sono ottime letture. La forza di Adobe sta probabilmente proprio in questo approccio di satellizzazione dei blog dei suoi dipendenti che in questo modo “evangelizzano” il web parlando dei nuovi prodotti, realizzando tutorial, recensioni, dando consigli e consulenza, facendo costante promozione dei prodotti Adobe… ma non senza il giusto livello di sguardo critico e propositivo. Segnalo, per gli amanti della creatività e del design, il blog di John Nack,
  • BBC
    Oltre ai blog BBC ha pubblicato anche una serie di “behind-the-scenes” blog: molto interessanti, specialmente The Editors, in cui lo staff editoriale di BBC News disseziona il mondo del giornalismo televisivo e l’industria dei media in generale.
  • Sun Microsystems
    Come Adobe, Sun promuove l’attività di blogging dei suoi dipendenti. Anche in questo caso c’è molta produzione di contenuti da parte di oltre 4500 blogger con oltre 110000 articoli scritti. Alcuni di questi blog sono diventati molto popolari come quello di Arun Gupta in cui si parla di Web 2.0, e Web Services.
  • Marriott International
    “Marriott on the Move” è il blog ufficiale della catena di hotel del famigerato Bill Marriott. Marriott parla di esperienze e aneddoti nel mondo degli hotel e dei resort internazionali. Pensieri e opinioni espresse a clienti ma anche a colleghi. Marriot ha recentemente dichiarato che crede nel blog perché è “un grande mezzo in questi giorni e questa era, per comunicare con i tuoi clienti, fornitori, collaboratori e partner.” Noi concordiamo!
  • General Motors
    Il “Fastlane Blog” è un ottimo esempio di corporate blogging perché General Motors ha chiaramente realizzato che “rigurgitare” press release non è strategico ma utilizzare un blog per comunicare e informare con contenuti presi dalla rassegna stampa ma con uno stile più colloquiale può avere un maggior ritorno di interesse e partecipazione da parte dei lettori. General Motors nei suoi blog parla molto delle sue automobili e delle scelte progettuali durante il processo di creazione, ma spesso l’accento cade su temi bollenti come le energie alternative.
  • Accenture
    Accenture pubblica 8 blog di gran valore. Oltre che parlare di cosa Accenture può fare per le aziende, la compagnia ha scelto alcune brillanti persone del suo staff per redigere analisi e opinioni sull’andamento del mondo degli affari, della comunicazione, della tecnologia, della consulenza e della ricerca di lavoro.
  • Amazon Web Services
    Il blog di Amazon è un ottimo blog perché sembra un blog realizzato da appassionati. Non è facile capire che Jeff Barr, colui che scrive per AWS blog, è in effetti un Web Services Evangelist di Amazon just. Infatti scrive i suoi post senza fronzoli formali ma con la “voce” di uno che è realmente entusiasta del suo lavoro e della sua azienda… e questo rende il blog piacevole e seguito.

E tu quali blog aziendali segui? Scrivilo nei commenti.

Webgriffe magazine

// aprile 23rd, 2009 // 1 Comment » // Accade nel Web, Lezioni di Internet, Per chi il Web lo fa, Per un web migliore

Da oggi è online il nostro nuovo corporate blog intitolato Webgriffe® magazine.

A due anni dalla nascita dell’azienda siamo davvero orgogliosi di poter dar luce a questo progetto, rimasto in cantiere da tanto tempo.

Webgriffe® magazine aggrega alcuni articoli tratti da questo blog e da quello di Alessandro ma presenta una linea editoriale tutta sua incentrata sui temi seguenti: sviluppo web, usabilità, user experience, nuove tecnologie, tendenze, design e creatività, web strategy e web marketing.

È previsto, infine, un programma di affiliazione che consentirà, a chi lo vorrà, di collaborare al progetto pubblicando i propri articoli sul magazine.

photoDiary 1.3

// aprile 23rd, 2009 // 3 Comments » // Tecnologie

photoDiary | stick your shotsAbbiamo rilasciato proprio oggi la nuova versione di photoDiary: un po’ rinnovata e con alcune funzionalità aggiuntive che mancavano davvero.

Per chi ancora non lo conoscesse photoDiary è una applicazione web open source sviluppata da Webgriffe e condivisa gratuitamente in internet che una volta messa all’interno di uno spazio web può essere attivata con pochi click mediante una procedura guidata per creare un accattivante diario fotografico (click per vedere una demo online).
Purtroppo il backoffice è ancora obsoleto come codice ma stiamo programmando di rinnovarlo e rilasciarlo nei prossimi mesi completamente rinnovato ma sempre sviluppato in PHP e mySQL con front-end in XHTML, CSS e AJAX.

Cosa c’è di nuovo?

  • Fullscreen
    è stato aggiunto un nuovo pulsante nella barra degli strumenti in basso a destra che permette di visualizzare il sito in modalità a pieno schermo
  • Archivio
    è stato anche aggiunto un pulsante per la visualizzazione dell’archivio delle fotografie che permette di saltare agevolmente da una fotografia all’altra
  • Usabilità
    sempre con molta attenzione all’usabilità abbiamo integrato il supporto al deep-linking ossia l’integrazione tra la navigazione del sito e i pulsanti “avanti” e “indietro” del browser.

Vuoi provare la demo?

Segui i due link seguenti per provare il frontend e il backoffice di photoDiary.

FRONTEND: http://photodiary.webgriffe.com/demo/
BACKOFFICE: http://photodiary.webgriffe.com/demo/admin/

Scarica e installa in pochi click!

photoDiary è un progetto open source presentato su Google Code: http://code.google.com/p/photodiary/
Nelle pagine del progetto puoi trovare sempre l’ultima versione rilasciata e partecipare allo sviluppo e al miglioramento di questa applicazione.

Cosa aspetti? Mostra le tue foto con photoDiary!

Google mi ha gettato nel girone dei blogger pericolosi.

// luglio 26th, 2008 // No Comments » // Accade nel Web

Come ho anticipato nel post precedente a causa di un bug della sicurezza di WordPress il mio blog è stato infettato e per alcuni giorni è stato presente un codice nascosto potenzialmente pericoloso per i visitatori.

Sono in buona fede e lo sapete ma le ripercussioni non sono affatto carine…
tanto per cominciare ho dovuto fare l’upgrade alla versione 2.6 di WP (effettivamente era ora) ma avrei voluto farla con più calma, magari fra una settimana mentre ero in vacanza… poi per puro caso ho scoperto una cosa agghiacciante: Google mi indica ora nei risultati della ricerca con la dicitura “Questo sito potrebbe arrecare danni al tuo computer”. E che è? Google fa anche da antivirus adesso? Ma si faccia gli affaracci suoi!

Al di la di questa incazzatura per una diffamazione tanto gratuita quanto squallida mi rimbocco  le maniche e mi metto subito al lavoro affinché il mio pagerank non collassi (era arrivato ad un ottimo 6). Seguo le istruzioni, individuo il problema, lo risolvo ma la scritta rimane li come la lettera scarlatta.

Non ci posso credere! Non se ne va! Peggio della peste… accidenti a Google!
Allora vado negli strumenti per Webmaster e chiedo perdono: hanno proprio inserito un pulsantino per la richiesta di perdono (ma chi si credono di essere!) che proclama:

“Attesto di aver rimosso badware e link di badware dal mio sito, in conformità ai Security Tips For Websites di StopBadware.org.“ 

Spero davvero ci mettano poco a togliere quel dannato avviso dai risultati della ricerca e a sbloccare il mio sito per quelli che usano Google toolbar… sì proprio così, se hai Google Toolbar installata, anche se ci vai direttamente al sito, ti appare un bel riquadro rosso con il vigile e la paletta che ti vieta di entrare!!!

Questo è regime… ma scherziamo?
Inizio ad avere paura di Google.