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Metti online il tuo portfolio!

// maggio 13th, 2010 // No Comments » // Creatività e Design, Per chi il Web lo fa, Web strategy

Ogni giorno ricevo curricula di potenziali candidati (web designer e creativi) che mi lasciano senza parole per cura e precisione ma che spesso mancano della parte più interessante… i lavori svolti, o meglio, il portfolio… ma non un libro fatto di carta sia chiaro, intendo un portfolio online: accidenti siamo nel 2010!
Non riesco a capacitarmi di studenti o freelance che non hanno un portfolio consultabile online ma che si presentano ai colloqui con un libro stampato o una cartella piena di gadget e ritagli… penso che la colpa sia anche di chi insegna a comportarsi in questo modo. Questo articolo vuole essere appunto un appello non solo ai futuri web designer ma a chiunque voglia affacciarsi nel mondo del design in genere sia esso industriale, fotografico, grafico, visivo ecc.

Purtroppo c’è una sorta di inerzia di mentalità che è stata ereditata dal mondo dell’advertising e della stampa che impone di stampare qualsiasi cosa…
<parentesi>Tanto per farci due risate sono stato una volta a presentare un progetto per nuovo sito web a un cliente che invece di vederlo online ha preteso che gli venisse stampato. Bah!</parentesi>
Altre volte invece c’è la tendenza totalmente differente a volersi intestardire a realizzare in HTML/CSS/JS o Flash il proprio portfolio online spendendo tempo in ghirigori ed esercizi di stile, bug e codice astruso, con il solo risultato di non dare alcun risalto alla cosa veramente importante: il contenuto!
Tutto questo poi non è mai fatto nel momento immediatamente seguente alla realizzazione del lavoro ma solo mesi o anni dopo la fine del corso o in attesa di un momento di tranquillità lavorativa.

Ma allora chiediamoci, che senso ha attendere un “book” o un sito web fatto ad-hoc per mostrare i propri lavori?

Esistono tanti servizi web che possono venire in aiuto di freelance e studenti per pubblicare nell’immediato i propri lavori e mostrarli al mondo.
Cari docenti delle facoltà di design insegnate questo approccio ai vostri studenti!

Consigli agli studenti/freelance:

  • Mettete online i vostri lavori appena li completate.
    Suggerisco di iniziare con servizi conosciuti (come quelli indicati di seguito) per avere massima visibilità e funzionalità. In genere non sono servizi che si distinguono per la ricercatezza grafica ma sono studiati per mettere al centro i lavori pubblicati. Sono servizi gratuiti per lo più che potranno rivelarsi veri e propri trampolini di lancio a costo zero. Mettere i vostri lavori online potrà darvi la possibilità di essere notati e contatti da possibili clienti o aziende in cerca di candidati, ma soprattutto per ricevere opinioni e suggerimenti.
  • Realizzate un portfolio ad-hoc con calma
    Ora che i vostri lavori sono online e possono essere pubblicati con pochi click avete tutto il tempo per concentrarvi sulla progettazione di qualcosa tutto vostro e unico. Questo è particolarmente importante se volete proporvi come web designer e creativi.
  • Selezionare con cura.
    Man mano che i vostri skill cresceranno vi renderete conto che vecchi lavori pubblicati non vi renderanno più giustizia, quindi non fatevi scrupoli ed eliminateli dal vostro portfolio. Allo stesso tempo descrivete i vostri lavori più “preziosi” con maggiori informazioni e immagini.
  • Non importa se siete designer per la stampa o per il web o altro.
    Mettete i vostri lavori online! Potete sempre avere un book fatto come si deve da mostrare nei colloqui di lavoro, ma un portfolio online è un vero e proprio cavallo di Troia che può spalancarvi le porte di una azienda che contattate inviandolo via e-mail. Per chi deve scegliere di contattarvi per un colloquio è importante vedere una anteprima di ciò che sapete fare.
  • Non ci sono scuse!
    Basta una macchina fotografica digitale o uno screenshot e una URL al quale vederle.

Ecco, di seguito, alcuni servizi che mi sento di suggerirvi.
Non sceglietene solo uno, pubblicate i vostri lavori su più siti di questo tipo, la visibilità aumenta considerevolmente.

Behance Network

Carbonmade

Cargo collective

Coroflot

Dribble

Flickr

A Good Portfolio

Krop

In bocca al lupo!

Pillole di design

// ottobre 21st, 2009 // 2 Comments » // Creatività e Design

Sono un segreto amante del mondo del design, in particolare dell’arredamento… forse anche grazie all’amica Laura che da sempre mi manda sempre degli input molto interessanti.

Libreria a piramide

In questi giorni ho collezionato una serie di link a designer molto interessanti che vorrei condividere con tutti gli amanti del design:

Segnalatemi altri link!

Customer Experience – Parte III

// settembre 15th, 2009 // No Comments » // Lezioni di Internet, Per chi il Web lo fa, Per un web migliore, Web strategy

Customer Experience 3

Siamo giunti al terzo articolo della serie sulle condizioni per far vivere al cliente una esperienza “indimenticabile” in cui vedremo come ispirare il cliente in modo creativo. Nella prima parte della serie abbiamo visto come identificare il cliente. Nella seconda parte abbiamo visto come usare le informazioni che riguardano il nostro cliente per raggiungerlo in modo nuovo/innovativo. Nella quarta parte vedremo cosa fare nella fase post-vendita per consolidare l’esperienza.

1. Ricordatevi delle promesse fatte

Se costruite biciclette, scrivete manuali o vendete birra, gli affari sono comunque costruiti attorno alla capacità di fare e mantener fede a delle promesse. Si attira il cliente con la promessa veicolata dal messaggio che accompagna il vostro brand. Facciamo l’esempio di Webgriffe appunto: il nome (e gli slogan che gli associamo) è una chiara metafora dell’alta moda, della qualità, del “fatto su misura” in ambito web. I nostri clienti si aspettano questo e noi dobbiamo dimostrarlo con i fatti, altrimenti abbiamo preso in giro noi stessi e loro. È questa promessa che identifica la nostra azienda (la tua azienda) e la differenzia dai competitor. Questa caratteristica deve essere evidente in ogni momento della customer experience, incluso quello creativo. Aderire alla promessa, all’impegno che l’azienda porta avanti, rende la creatività rilevante e fa si che vada oltre il fare le cose “bene” e “belle”. I clienti devono raggiungere una chiara comprensione della vostra azienda, della filosofia e della mission aziendale: non è necessario che la condividano ma è importante che sia dichiarata ed esente da ambiguità.

2. Siate chiari sui vostri scopi

Quali sono i risultati desiderati a seguito di questa fase creativa? Focalizzando l’attenzione sullo scopo che dovrà avere l’elemento creativo sarà possibile evitare di immergersi a capofitto nel design con il rischio di perdersi. Cerco di spiegarmi meglio… i termini “lead generation” e “lead conversion” hanno due significati e obiettivi completamente diversi: lead generation ha a che vedere con il conquistare l’attenzione del cliente creando campagne appropriate e generando una reazione. Nella lead conversion invece abbiamo già l’attenzione del cliente, ma stiamo cercando di motivarlo al passo successivo: all’acquisto. Se capiamo e stabiliamo in modo preciso dove si colloca l’atto creativo e in quale direzione andare, allora sarà più semplice indirizzarlo e ottenere il massimo risultato. Il video che segue riassume perfettamente cosa accade quando non si ha ben chiaro lo scopo e non è chiara la direzione verso cui si vuole andare.

3. Siate semplici

Per essere efficace e suscitare attenzione il messaggio deve essere chiaro. “Chi troppo vuole nulla stringe”… ed è così, voler dire troppo può portare al risultato di non dire nulla di significativo. Spesso (vedi l’esempio del video precedente) le aziende sono convinte che messaggi plurimi e ridondanti siano percepiti come interessanti ed esaustivi. Non è così! Messaggi semplici ed immediati aiutano le persone a comprendere ciò che è veramente importante. Se un messaggio è semplice non vuol dire che ha poco valore, tutt’altro: è maggiore il lavoro di studio, selezione e verifica necessario per realizzare una idea creativa efficace con pochi fronzoli.

4. Siate coerenti

La creatività deve essere veicolabile attraverso i differenti media perché è così che il cliente interagisce. L’esperienza deve essere sostanzialmente la stessa indipendentemente dalla strada che sceglie l’utente finale. Se avete del materiale cartaceo di impatto (brochure, flyer ecc.) che usa immagini curate, colorate, ma un sito web con colori tenui, caratteri piccoli e immagini clip art il cliente è confuso: non capisce qual’è la vera immagine della vostra azienda e qual’è il messaggio che state cercando di comunicare. Questo modo di fare riflette la vostra abilità nel gestire il vostro brand. Se la customer experience cambia da un media all’altro non potranno che chiedersi: “Cos’altro non sanno fare?”

Qui si chiude la terza parte delle quattro previste. Sto scrivendo questa serie di articoli mosso dalla convinzione che i clienti inseguono, promuovono e rimangono fedeli a chi riesce a trascendere i loro bisogni immediati con empatia, professionalità e determinazione. Creare una customer experience di successo richiede molta preparazione, duro lavoro e costante attenzione.  Questo è ciò che ci mi prefiggo di fare nel mio lavoro di ogni giorno in Webgriffe.  Forniamo il duro lavoro e l’attenzione necessaria per aiutare le aziende a realizzare per i loro clienti delle grandi customer esperience.
Potete continuare a seguirmi iscrivendovi ai miei RSS feed ed essere notificati appena nuovi articoli saranno pubblicati.

Customer Experience – Parte II

// settembre 7th, 2009 // No Comments » // Lezioni di Internet, Per chi il Web lo fa, Per un web migliore, Web strategy

Customer Experience - Parte 2Nella prima parte ho scritto che per realizzare una esperienza positiva per il cliente bisogna conoscere il cliente (azienda, professionista o gruppo di persone), utilizzare dati e informazioni per entrarci in relazione in modo innovativo, ispirarli con soluzioni creative e infine analizzare i risultati per migliorare l’esperienza. Questa seconda parte tratterà le attività che ci permettono di comprendere il cliente e attrarlo con soluzioni innovative.

Mia nonna mi diceva sempre di diffidare dalle persone e che “Le persone non sono interessate a quel che ti sta a cuore finché non si prendono a cuore ciò che ti interessa.” Può sembrare ovvio, o scontato, ma ripensando a questa frase e ai casi di successo nel mio lavoro ho trovato molta vicinanza tra questo concetto e il pensiero scettico che contraddistingue spesso il cliente. Se il cliente invece capisce che a te sta a cuore il suo problema e che hai una vera soluzione alle sue necessità allora l’affare è fatto: anche il rapporto tra le parti diventa più genuino.

Raggiungere una soluzione che soddisfa pienamente i bisogni dei clienti implica innanzi tutto la comprensione dei loro bisogni reali. Come fai ad acquisire le informazioni utili per capire i reali bisogni del cliente? Ovvio direte, chiedendo! Sì, ma penso fermamente che alla base di tutto ci sia anche l’ascolto: quindi facciamo silenzio e lasciamo parlare l’interlocutore riguardo ai problemi che sta cercando di risolvere, i dubbi, le ansie, le difficoltà e i risultati che sta cercando di raggiungere con tanta fatica. Pian piano ci sarà chiaro il suo reale bisogno che al momento è irrisolto e gli sta generando una immensa attività dispersiva di risorse.

1. Smettiamo di parlare del prodotto/servizio

CLIENTE: “La nostra azienda ha bisogno di un blog.”
ACCOUNT: “Benissimo, noi realizziamo blog.”
CLIENTE: “Quanto costa?”
ACCOUNT: “Quanto avete intenzione di spendere?”
CLIENTE: “Sui 50,000 Euro: vogliamo il meglio!”
ACCOUNT: “Perfetto, abbiamo proprio il blog che vi serve, vi preparo un’offerta.”

Avete mai avuto una discussione del genere? In dieci anni di lavoro devo dire che qualche volta mi è capitato: sostituite la parola Blog con Sito Corporate, Web Game, CMR, CMS o quello che preferite. Purtroppo capita spesso così: qualcuno in una azienda decide che ha bisogno del prodotto o del servizio X, mette a disposizione un budget, trova l’azienda in grado di realizzarlo e poi torna a sedere e a guardare il progetto che lentamente affonda fino al fallimento senza il minimo ritorno di investimento. La reale soluzione è quella che genera valore e risolve problemi specifici e fa raggiungere specifici risultati. Senza questo obiettivo un progetto è statico e arido.

Il modo migliore per evitare questo è all’inizio del processo: smettiamo di parlare del prodotto/servizio. Finché non capite se e perché serve un determinato prodotto o servizio non parlatene. Non parlate delle nuove caratteristiche della versione 3.5 o  dei termini di assistenza o della flessibilità della piattaforma open source scelta. Non menzionate assolutamente sicurezza e affidabilità. Se la vostra azienda costruisce le migliori chitarre elettriche sul mercato ma il vostro cliente ha bisogno di una batteria non c’è personalizzazione, assistenza, garanzia, sconto o servizio supplementare che possa rendere felice il cliente o convincerlo a comprare una chitarra.

Quando sarete riusciti a smettere di parlare del prodotto il passo successivo sarà quello di trovare le reali esigenze… basterà comportarsi come un bimbo di 3 anni! :-)

2. Trovare le reali esigenze

Tre anni sono una età magica. Tutto è in funzione della nuova conquista (più o meno in corso) rappresentata dalla parola. Dopo anni di silenzio, versi o parole incomprensibili finalmente siete in grado di chiedere: “Perché?” e ne abusate in ogni situazione.

“Papà perché quell’uomo fuma?”
“Perché non posso stare in macchina senza cinture?”
“Perché non posso arrampicarmi sui muri come Spiderman?”
“Perché? Perché? Perché?”

Allo stesso modo dobbiamo essere desiderosi di comprendere i motivi che inducono i nostri clienti a chiederci determinati servizi o prodotti.

Quale problema avete notato nella vostra azienda che vi ha fatto orientare su un blog?
“Come mai vi siete accorti oggi di questo problema?”
“Se realizzassimo un blog perfetto, che risultati vorreste vedere?”
“Quali obiettivi state cercando di raggiungere?”
“Quali sono gli indicatori che potrebbero farci capire se la soluzione ha avuto successo?”

Scavando a fondo in questo tipo di domande ci permetterà di capire esattamente perché il cliente vi sta chiedendo proprio quel prodotto.
Il prossimo passo è mettere a frutto le informazioni per costruire una customer experience personalizzata sulle effettive esigenze del cliente.

3. Costruire un’esperienza per raggiungere i bisogni del cliente

I clienti non acquistano semplicemente un servizio, ma potremmo dire che prima di tutto “acquistano” la vostra azienda e poi il prodotto. La vostra azienda è il prodotto che il cliente sta acquistando. La loro esperienza come clienti la realizzano sul prodotto maggiormente venduto che siete voi stessi e non i vostri servizi. I clienti sono persone uniche, complesse, dotate di emozioni come chiunque e che interagisce con la vostra azienda in un modo non lineare e irrazionale. Cercando di comprendere il più possibile chi sono e perché hanno bisogno delle vostre soluzioni avrete la possibilità di utilizzare queste informazioni per dare vita a una customer experience incentrata attorno alle loro esigenze.

La costruzione di una customer experience, in cui è la nostra azienda e le persone che ne fanno parte che fa da valore aggiunto, è incentrata su tre aree:

Marketing experience (individuazione e acquisizione del cliente, strumenti ecc.)
Product experience (analisi e progettazione, user interface, ecc.)
Management experience (incontri e briefing, customer care, ecc.)

Orchestrando queste tre aree e sincronizzandole in modo da mantenere un comune approccio, il cliente non noterà cali di attenzione e di cura nei suoi confronti durante tutto il processo di lavoro.

Questa era la seconda parte della serie di articoli riguardanti la Customer Experience. Nel prossimo articolo parleremo di come ispirare i clienti in modo creative.
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Customer Experience – Parte I

// settembre 2nd, 2009 // No Comments » // Lezioni di Internet, Per chi il Web lo fa, Per un web migliore, Web strategy

Customer Experience - Parte IDa quando iniziai a lavorare nel mondo dell’IT (Information Technology) e in particolare negli anni successivi in cui nacque Webgriffe due sono state le domande che mi sono state poste più di ogni altra. La prima domanda è: “Cosa fa la tua azienda?” seguita da “In cosa consiste il tuo lavoro?” La mia risposta è maturata in “Ispirare i miei clienti”. Sì, chiunque voglia dar vita ad un progetto web, sebbene conosca alla perfezione i propri prodotti e li sappia promuovere commercialmente non si pone con la stessa filosofia nei confronti dei prodotti e servizi di cui sono destinatari.  Quando un servizio o un prodotto riesce a soddisfare i loro bisogni immediati ne diventano i principali promotori, li seguono e ne rimangono legati. Dare vita a questo tipo di customer experience richiede duro lavoro e molta attenzione. Questo è ciò che quotidianamente ci prefiggiamo di fare: studiare, progettare e realizzare soluzioni che possano rivelarsi per i nostri clienti delle eccellenti esperienze.

Per creare una grande customer experience bisogna innanzi tutto conoscere il cliente (azienda, professionista o gruppo di persone), utilizzare dati e informazioni per entrarci in relazione in modo innovativo, ispirarli con soluzioni creative e infine analizzare i risultati per migliorare l’esperienza.  Questo articolo tratta del primo di questi quattro step: identificare il cliente.

Conoscere i propri clienti

Il mio gommista mi conosce bene. Sa che ho una azienda. Conosce il nome dei miei figli. Ma cosa più importante conosce la mia macchina. Guido un monovolume Opel e sa che deve guardare sotto al pianale invece che nel baule per controllare la ruota di scorta anche se io non glielo dico. Mi ricorda con promemoria e appuntamenti i controlli periodici se voglio allungare la vita delle mie gomme e guidare in sicurezza. Io so che se mi dimentico una scadenza è lui che mi chiama e magari mi redarguisce per la disattenzione… e io sono molto soddisfatto e mi sento tranquillo con questo tipo di attenzione.
Proprio così, alla base di una grande esperienza c’è la conoscenza dei propri clienti e l’abilità di capirli in ogni situazione.

La conoscenza dei i propri clienti inizia con l’imparare più cose possibili su di loro. L’età, il sesso, il livello di istruzione la situazione economica…  Hanno la tendenza a coltivare o distruggere? Vogliono crescere o mantenere la posizione? Hanno bisogno dei vostri servizi dopo un determinato evento? Che idea hanno riguardo al mercato e ai consumatori?  Quando inizierete a porre questo tipo di domande capirete molto di più su chi sono realmente i vostro clienti. Poi è importante capire il perché stanno comprando il tuo servizio/prodotto. Quali criteri decisionali vengono prima di un eventuale acquisto? Quali sono le ragioni emotive e quali quelle razionali che li fanno acquistare? Quali barriere (psicologiche, sociali, economiche) devono superare? Chi deve approvare il budget per il progetto?

Una volta compreso il tuo cliente, e assumendo ne abbiate più di uno, avete bisogno di mantenere viva la relazione. Purtroppo questo è il punto cruciale… per fare una similitudine è lo stesso errore in cui le aziende incappano quando non distinguono tra tecnologia e sistema. La tecnologia è divertente. È cool. La compri e la impari. Purtroppo, come una motosega, è pericolosa se non la usi in modo appropriato. Spesso quello che manca è un rapporto sistematico con i clienti e si finisce per creare intrecci di relazioni inconsistenti… Il marketing invia offerte ai clienti che hanno appena acquistato un prodotto/servizio. Gli agenti fanno visita agli stessi clienti. I clienti si cancellano dalle newsletter e ne ricevono una qualche mese dopo. Il caos!
Conoscere e identificare i clienti è come costruire l’architettura di un sistema in grado di tenere traccia di loro e dei loro bisogni in modo consistente nella tua azienda.

Customer ExperienceSono di origine marchigiana e mia madre ama cucinare le migliori specialità di quella terra. Spesso la Domenica mi invita e prepara così tanto cibo che porto a casa e ci mangio anche la sera e il Lunedì. A mia madre piacciono le relazioni sociali e non riesce a passare tutto il tempo chiusa in cucina così ha imparato ad essere efficiente: questo significa che le cose stanno sempre negli stessi posti da anni. Nei 25 anni che ho passato in casa le posate erano sempre nello stesso ordine nel cassetto, lo zucchero sempre nello stesso angolo. Ogni cosa, una volta utilizzata, torna al suo posto ben definito. E questo per ognuno dei 4 traslochi intercorsi!
Le aziende oggi fanno l’esatto contrario. I dati sui clienti non sono mai nel posto giusto e mai in un solo posto. Magari in 5 database differenti su 5 piattaforme differenti in 5 server dislocati nei posti più remoti. Il marketing ha un paio di database. I commerciali un altro. Le vendite ha il suo e magari diverso dall’amministrazione. Una grande esperienza del cliente inizia con la capacità di identificarlo in modo semplice e globale. In un posto definito. Richiede molta attenzione e molto lavoro iniziale e costanza ma alla fine… saprete dove andare a prendere lo zucchero quando vi serve… e non lo scambierete con il sale!

Finisco qui.
Spero di non avervi annoiato (ce l’ho messa tutta) e di avervi dato qualche spunto.
Mi farebbe piacere conoscere le vostre impressioni e le vostre esperienze che potete lasciare nei commenti.
Nei prossimi giorni con la seconda parte: utilizzare dati e informazioni per entrarci in relazione in modo innovativo.