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Social site nella storia

// novembre 20th, 2009 // No Comments » // Accade nel Web, Per un web migliore

Il grafico seguente dice molto di come i Social Media abbiano impattato sul modo di vivere il web…
cosa vi viene in mente?

Social Sites Story

Facebook ora supporta le citazioni stile Twitter

// ottobre 7th, 2009 // No Comments » // Accade nel Web, Lezioni di Internet, Per un web migliore, Sviluppo e tips

Da qualche giorno Facebook ha integrato una nuova funzionalità per gli utilizzatori: quando scrivete qualcosa nel vostro stato potete “citare” contatti della vostra lista degli amici aggiungendo il carattere “@”. Il sistema aprirà una finestra in cui sarà possibile scegliere gli amici da associare a questo messaggio. Presto questa funzionalità sarà estesa anche alle applicazioni.

Facebook @ mentions

Un avviso sarà inviata automaticamente all’amico citato.
Cosa ne pensate?

Buttatevi nei social media anche se non li capite!

// agosto 27th, 2009 // No Comments » // Accade nel Web, Lezioni di Internet, Web strategy

Salta sul carro dei social mediaSe siete lettori di blog che parlano di marketing e comunicazione d’impresa sarete certamente subissati di articoli riguardanti i motivi di avere un blog o un account di Twitter, o una fagina su Facebook e qualsiasi altra cosa che spesso non sapete nemmeno cosa significa. Anche mi madre che non ha un computer e non lo sa usare, ma legge assiduamente articoli di blog riportati su riviste e quotidiani, mi chiede cosa sia Facebook.

E malgrado questo bombardamento c’è ancora molta gente e molti imprenditori che pensano di non aver bisogo di un blog!

Nei prossimi cinque minuti vorrei cercare di convincervi dell’importanza di tuffarsi nel mondo dei blog, di Twitter, di Facebook ecc.

Dieci anni fa…

Torniamo indietro di 10 anni al 1998 (ai miei inizi guarda caso)…
era un periodo in cui chiunque e ogni azienda (forse è il caso di limitarsi al mondo occidentale anche se non mi piace questa espressione) era convinta di aver bisogno di un sito web. Sì, era paradossale (confrontata ad oggi) la domanda di siti web e la fiducia che il committente riponeva in questo investimento.

Il bello è che nessuno la minima idea di cosa potesse farsene di un sito web. Era una brochure? Una vetrina? Un manifesto? Qualcuno diceva: “È un nuovo modo di fare business.” La gente rimaneva senz’altro a bocca aperta… ma cosa diavolo significava?

Ormai la cosa aveva preso una strana piega per cui se non avevi un sito web eri invisibile. Sia chiaro, non semplicemente difficile da contattare, no, invisibile!

Ogni azienda si muoveva già per suo conto in pubblicità e public relations per raggiungere le persone con i propri slogan, ma poi cosa accadeva? Le persone venivano ad acquistare al negozio? Chiamavano il numero verde per maggiori informazioni? No, nel 1998 la gente voleva un indirizzo internet e se non avevi da darglielo avevano finito con te. L’era del HTTP:// era iniziata e chiunque doveva avere un sito (mi viene da ridere oggi).

Attenzione però, le aziende continuavano a non avere idea dell’utilità di un sito web, ma avevano almeno capito di non avere scelta: se non lo facevano, lo faceva il loro diretto concorrente, e anche se si trattava di fare qualcosa di cui non si capiva il senso e non si percepiva il valore lo si faceva ad ogni costo (purtroppo la bolla speculativa che ne è risultata ha fatto saltare il sistema pochi anni dopo).

Come puoi arricchirti col web? Nessuno può insegnarlo e anche quelli che cercavano di convincere il mondo a “vivere” nel web non avevano idea del vero potenziale di internet. Internet non è semplicemente “un altro media” ma è capace di creare quelle condizioni e opportunità per cui Amazon è diventato 34 volte più grande di Barnes & Noble, o dove NetFlix ha affondato Blockbuster, e ancora dove Skype vale 2.6 Miliardi di Dollari mentre le compagnie di telecomunicazioni sono in crisi.

Non si tratta solo di un nuovo media, è un mondo completamente differente dove i modelli di business sono diversi rispetto al mondo reale. Da un punto di vista economico è un mercato parallelo a quello reale in grado di offrire infinite opportunità grazie alla riduzione degli spazi e dei tempi e alla sua natura digitale. Credo fermamente che la data della “scoperta” del web dovrà essere ricordata come quella della scoperta dell’America.

Oggi

Torniamo ad oggi e possiamo notare che il disegno di dieci anni fa è cambiato notevolmente.

Oggi, anche se hai un sito web nuovo sei invisibile in Internet!

Prendiamo per esempio photoDiary, una applicazione realizzata qualche anno fa dal mio studio per creare in modo semplice e veloce un proprio blog fotografico. La mia azienda non ha interesse ad arricchirsi con questa applicazione che infatti ha rilasciato in open-source… ma supponiamo per un attimo di sì.

photoDiary è praticamente invisibile. Come potreste trovarlo? Cercando su Google “photo blog”? Eheh non scherziamo! Qualsiasi motore di ricerca al mondo non indicizzerebbe mai un nuovo sito web nei primi posti per queste parole chiave, troppo diffuse e abusate.
Quindi che possiamo fare per raggiungere il nostro target, i blogger? Mettere una pubblicità in una rivista per blogger? Oops, i blogger non leggono riviste cartacee. Ok allora faremo pubblicità su blog famosi e frequentati! Oops, i blogger leggono i blog con gli RSS readers che (normalmente) non mostrano pubblicità.
Prendiamone atto: photoDiary è invisible. Sì, ci sono un sacco di articoli apparsi su blog e portali che ne parlano ma non bastano a fargli spiccare il volo.

I giorni del “fai un sito e pubblicizzalo” sono finiti. È troppo costoso essere notati in una Internet che è piena.
La mappa dei social mediaI social media rimangono la sola via in cui photoDiary può prendere slancio: cerchiamo di capire il perché. Se Darren Rowse o Brian Clark ne parlano allora è visibile. Se raggiunge la prima pagina di Digg è molto visibile. Una volta che è visibile, una volta che avrà molti link in entrata e molto traffico allora avremo la possibilità di iniziare ad utilizzare tutte le più dispendiose tecniche di SEO per rimanere visibili il più a lungo possibile. Si parla di investimenti che hanno almeno quattro zeri. I social media sono gratuiti invece e rimangono l’unica strada per evitare rallentamenti e spese folli di denaro.

I social media stanno cambiando le regole del mercato, proprio allo stesso modo in cui il web lo fece dieci anni fa. È tutto in movimento e ancora si può solo ipotizzare dove si stia andando, ma è chiaro che i tempi stanno cambiando e chi non salta sul treno alla svelta rischia di fare la fine della stampa.

Esempi?

  • In un test portato a termine da BazaarVoice, Rubbermaid ha scoperto che pubblicare i pareri dei propri clienti incrementa le vendite e diminuisce i resi dei loro prodotti. Gli scettici sostenevano che i prodotti con giudizi negativi sarebbero rimasti invenduti. Invece è accaduto il contrario: i clienti che leggono i giudizi negativi non sempre sono d’accordo o non gli interessa quel particolare problema segnalato e se il prezzo è conveniente si rivela comunque un affare.
  • Fog Creek software ha guadagnato milioni di dollari da FogBugz, un sistema di tracking dei bug. Ci sono centinaia di bug-tracking systems in commercio: gratuiti, economici, costosi, open-source, ma nonostante questo Fog Creek ha una grande visibilità e successo senza fare pubblicità. Come? Perché il fondatore, Joel Spolsky, ha realizzato un seguitissimo blog sull’arte di scrivere software. Ha anticipato i tempi; prima dell’avvento degli RSS notificava i propri lettori via e-mail quando uno nuovo era stato pubblicato e disponibile. È riconosciuto da tutti che senza questo approccio Fog Creek sarebbe rimasta una sconosciuta software agency come tante altre.
  • Nike ha permesso alle persone di costruirsi e ordinare scarpe personalizzate sul suo sito web. Gli scettici dicono che personalizzazioni troppo spinte possono fare aumentare notevolmente i costi di produzione e quelli progettuali e che le persone hanno bisogno di provare le scarpe prima di acquistarle. Sbagliato! Quando il sito venne pubblicato Nike creò dei negozi reali in cui era possibile fare la medesima cosa. Da questi negozi deriva ad oggi più del 25% delle entrate della Nike.
  • Sempre in tema scarpe anche Zappos bende scarpe in Internet. Il CEO Tony Hsieh è convinto che la loro leggendaria presenza in Twitter si riflette sulle vendite. Lui stesso ha anche scritto una guida a Twitter per principianti. Lui sostiene ancora che Twitter e gli altri strumenti di comunicazione aperta sono necessari per una eccellente assistenza ai clienti; gli implegati sono istruiti su Twitter. Zappos ha fatturato 1 miliardo di dollari lo scorso anno nonostante la recessione; è inutile negarlo… hanno colto nel segno.
  • Il sito Marketing.fm che tratta di temi riguardanti marketing e tecnologia ha il doppio delle visite del concorrente marketing.com. Uno ha un blog con utilissimi contenuti e servizi e uno no: indovinati chi!
  • Zeus Jones descrive altri 16 esempi di successo.

Il ritorno dell'investimento dato dai social mediaNei prossimi dieci anni ci saranno tanti altri casi come questi.

Resteranno immutati gli attuali siti e social network? No.
Saremo in grado di capire nell’immediato come utilizzarli nel modo migliore? No.
Ci saranno nuovi strumenti tipo questi in futuro? Sicuro.

Ma oggi e nel futuro prossimo questa è la realtà dei fatti: dovete buttarvi dentro ai social media anche se non li capite!

Se volete una spinta io sono qui ;-)